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FASCITE PLANTARE

Dolore al tallone e fascite plantare

La fascite plantare, una vera “maledizione” molto diffusa tra chi pratica il running (atleti evoluti o neofiti, non fa differenza) e particolarmente difficile da trattare. Di norma si manifesta con un dolore nella parte mediale della pianta del piede, appena davanti al calcagno. La sua guarigione può richiedere molto tempo: si può andare dai due ai sei mesi, a seconda della gravità e soprattutto della tempestività nel trattare bene la patologia.
 

Fascia plantare (o aponeurosi plantare):

Questa struttura ha un ruolo essenziale nel camminare, perché è uno dei principali responsabili del mantenimento dell’arcata plantare, e serve ad assorbire e restituire l’energia prodotta quando il piede colpisce il suolo. In aggiunta, è responsabile della protezione del metatarso evitando un’eccessiva flessione delle dita.

In questa patologia dovrebbero essere presi in considerazione le ossa del piede (calcagno, metatarsi, e falangi) e le strutture muscolari del piede, che vengono sollecitate.

Toccandoci il piede, possiamo facilmente avvertire la fascia plantare come un tessuto fibroso, e meno elastico, posto nella parte interna del piede, che nella fascite plantaretende a diventare molto duro, e dolente anche fuori carico.

Cause e fattori di rischio della fascite plantare:

Le cause principali della fascite sono le continue sollecitazioni alle quali il podista sottopone il piede durante le fasi della corsa. Con il tempo questa “fascia” perde la sua elasticità e non riesce più ad allungarsi adeguatamente, mentre il cuscinetto di grasso che si trova sul tallone si assottiglia e non è in grado di assorbire gli shock che si generano durante la corsa. I ripetuti traumi possono determinare il danneggiamento della fascia plantare che quindi si gonfia, si lacera o si “ammacca”. Il paziente, il più delle volte, nota un gonfiore all’altezza del tallone.
 

La fascite plantare può insorgere a causa di innumerevoli fattori, spesso combinati tra loro.

Fattori di rischio della fascite plantare :

  • Età: La fascite plantare colpisce pazienti attivi in età compresa tra i 40 e i 70 anni. È uno dei disturbi ortopedici più frquenti relativi al piede.
  • Anatomia:  Anche alcune caratteristiche anatomiche, come il piede piatto o il piede cavo, possono portare a episodi di fascite.
  • Diabete
  • Obesità
  • Attività sportive e lavorative: Le attività che stressano molto il tallone e i tessuti adiacenti, come la corsa di resistenza, la danza o l’aerobica, possono contribuire all’insorgenza precoce della fascite plantare.
  • Calzature inadeguate: Scarpe troppo larghe, con suole eccessivamente sottili o con tacchi troppo alti ecc
  • Modo scorretto di correre cattiva postura e meccanica di corsa errata 

Quali sono i Sintomi della fascite plantare?

In caso di fascite plantare i soggetti affetti da questa patologia riferiscono dolore acuto al centro del tallone, il quale in alcuni casi si può irradiare sotto la pianta del piede o intorno al bordo dello stesso tallone, come una fascia. Il sintomo di solito viene avvertito maggiormente in alcune circostanze:

  • Di mattina, appena si scende dal letto e si muovono i primi passi
  • Alzandosi dopo esser stati seduti per molto tempo
  • Al termine di un’attività sportiva (corsa, calcio ecc….) molto intensa
  • A fine giornata, dopo essere stati in piedi per molte ore

Anche l’andamento dei sintomi può essere molto diverso da persona a persona; nei casi meno gravi si tratta di un dolore non acuto che permane per tutta la durata dell’attività sportiva o delle attività quotidiane, ma che, essendo poco intenso, permette comunque di camminare, correre o saltare. Altre volte il dolore è così intenso o localizzato da impedire non solo la corsa, ma persino la camminata o il solo appoggio del piede. Anche l’insorgenza dei sintomi può essere diversa: può apparire in forma acuta o essere progressiva.

Il classico dolore al mattino è causato dalla tensione della fascia plantare e del tendine d’Achille, che durante la notte si accorciano con il piede in posizione di riposo e appena si scende dal letto, con il piede a 90°, non riescono ad estendersi causando il dolore sotto il tallone.

Come fare Diagnosi di fascite plantare:

La diagnosi di fascite plantare viene effettuata solitamente dopo un’attenta valutazione clinica del caso, tenendo in cosiderazione i vari fattori di rischio che abbiamo elencato in precedenza. La prescrizione di accertamenti diagnostici, come radiografie, tac o risonanze magnetiche non è fondamentale in fase di diagnosi, ma è utile per escludere ulteriori cause di dolore al tallone (come fratture, artrosi, tumori ecc.).

L’esame principale è certamente la lastra Rx,sia per escludere la spina calcaneare, sia per evidenziare l’integrità delle strutture. Il medico può integrare la diagnosi con l’ecografia per valutare la qualità dei tessuti, ed eventualmente la risonanza (anche se il costo-beneficio, ne sconsiglia l’uso).

Certamente, come per ogni altra patologia, la diagnosi di fascite risulta più completa se frutto della sintesi tra esame clinico ed esami strumentali.

Come si Cura Fascite plantare?:

Lo scopo dei trattamenti che si effettuano per la fascite plantare è quello di ridurre l’infiammazione, di eliminare la sintomatologia dolorosa, di recuperare l’elasticità delle strutture colpite (aponeurosi plantare, tendine d’achille) ed in fine di migliorare la postura generale e l’appoggio plantare.

LA cura per la fascite plantare deve essere divisa in due Fasi, che devono essere assolutamente consequenziali: LA prima è volta alla riduzione della sintomatologia, la seconda mira ad eliminare il problema alla radice per evitare recidive,e  colpire il problema alla base.

Nella prima fase possiamo elencare vari tipi di trattamento, da effettuare anche contemporaneamente:

  • RIPOSO: molto spesso sottovalutato dai pazienti, il riposo è una componente fondamentale nel processo di recupero, è parte integrante della riabilitazione ed è la prima cosa da fare quando si avvisano i sintomi di fascite plantare. Sospendere per qualche settimana gli allenamenti ed evitare di camminare o rimanere in piedi troppo a lungo, specie su superfici rigide. Il riposo iniziale aiuta solitamente ad alleviare il dolore e a ridurre l’infiammazione.
  • UTILIZZO DI SCARPE IDONEE: talvolta calzature errate, possono fungere da starter alla malattia, e un uso prolungato di calzature errate, determina una cronicizzazione del problema, oltre alla vanificazione dei trattamenti
  • CRIOTERAPIA/GHIACCIO: il ghiaccio è un rimedio molto utile e facilmente reperibile soprattutto nelle prime fasi del trattamento, quando il paziente avverte dolori acuti, in quanto attenua i sintomi locali. E’ consigliabile applicare una borsa del ghiaccio sotto il tallone o comunque la fascia plantare più volte al giorno per circa 20 minuti ogni volta. Un aiuto molto valido è rappresentato da una semplice bottiglietta di acqua, ghiacciata, da porre sotto il piede, e fatta rotolare per circa 10 minuti. Tale situazione massaggia e aiuta a sfiammare molto la fascite plantare.
  • ESERCIZI DI STRETCHING: visto che la fascite plantare è collegata ad una forte retrazione e rigidità dei tessuti molli presenti nella zona plantare e posterire del piede (fascia plantare-tendine d’achille), lo stretching di queste strutture risulta fondamentale nel recupero dell’elasticità delle stesse eliminando uno dei fattori scatenanti.

FARMACI ANTI INFIAMMATORI: l’assunzione di farmaci antinfiammatori è utile per diminuire l’infiammazione. Secondo la nostra  esperienza la somministrazione per via orale (granulare/pastiglie ecc…) o topica (creme/gel) non sortisce sempre effetti    determinanti quindi spesso si ricorre alla somministrazione di antinfiammatorio (cortisone) per via infiltrativa.

  • INFILTRAZIONI: come dicevamo poc’anzi quando i farmaci per via orale o topica non hanno effetto è utile ricorrere alle infiltrazioni locali di cortisone, sempre previa visita medica, le quali accompagneranno la riabilitazione e ne aiuteranno il lavoro.
  • PLANTARI E TALLONIERE: l’applicazione di queste ortesi all’interno delle calzature spesso aiutano la risoluzione del problema scaricando le zone più sottoposte a pressione.

Quale è il Trattamento fisioterapico per curare la Fascite plantare?

La Fisioterapia e la reiducazione rappresenta il trattamento di Elezione, per la cura della fascite plantare: purtroppo va fatta bene, ricordandosi di non tralasciare nessun passaggio e affidarsi a dei professionisti validi.

Il trattamento migliore risulta essere quello con Onde d’urto, supportato da decine di studi in campo internazionale che ne certificano l’efficacia:

La tecarterapia poi offre un ottimo aiuto nel ridurre l’infiammazione, l’edema e stimolare il tessuto a rigenerarsi.

Altro trattamento Sempre molto Valido è il Laser ad alta energia, che favorisce molto la guarigione.

A questi trattamenti sul sintomo, vanno aggiunti sicuramente dei trattamenti per combattere la causa, per cui riequilibrare la postura, risulta la soluzione migliore con la rieducazione posturale

Chi viene colpito da fascite plantare, deve assolutamente comprendere, che il trattamento migliore è quello tempestivo, per cui, correrci sopra e far finta di nulla, oltre a non risolvere il problema, lo porta alla cronicizzazione, con tempi molto più lunghi di trattamento e cura.

ESERCIZI DI PREVENZIONE FASCITE PLANTARE